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SustainAbility: interconnessi nella sostenibilità – Paper n. 2- tratto da Green Logistics

Gli indicatori da considerare per una supply chain verde

Le aziende stanno promuovendo delle azioni di miglioramento del proprio impatto ambientale tramite una differente gestione della propria logistica. Recentemente uno studio ha messo in luce quali siano gli indicatori che guidano le iniziative di revisione del sistema logistico e della supply chain in chiave “verde”.

 

Eyefortransport (2007) Aberdeen Group (2008) Insight (2008)
Migliorare le pubbliche relazioni (70%) Desiderio di essere considerato un leader nella sostenibilità (51%) Ottimizzare il flusso logistico (18%)
Migliorare le relazioni con i clienti (70%) Ridurre la crescita dei costi in ambito energetico in generale e dei carburanti in particolare (49%) Accrescere l’immagine aziendale (16%)
E’ parte della nostra agenda di Corporate Responsability (60%) Accrescere il vantaggio competitivo e la differenziazione (48%) Ridurre il costo della logistica (15%)
Crescita del ritorno sull’investimento (60%) Essere in linea con i nuovi standard previsti dal governo (31%) Essere in linea con i nuovi standard previsti dal governo (15%)
Essere in linea con i nuovi standard previsti dal governo (60%) Contenere i costi di trasporto (24%) Soddisfare le richieste della clientela (14%)
Ridurre il costo del carburante (60%) Differenziarsi dalla concorrenza (11%)
Accrescere l’0efficienza della supply chain (55%) Sviluppare network alternativi (10%)
Ridurre il rischio (50%)
Migliorare le relazioni con gli investitori (38%)

 

E’ incoraggiante notare che le aziende notino dei benefici dal rendere più ecologica la propria rete distributiva. Questo segna un forte contrasto con gli studi effettuati sul tema negli anni 90, laddove la pressione al cambiamento era guidata dalle regole imposte dall’Unione Europea e dal governo con due terzi delle risposte inclini a ritenere che queste imposizioni avrebbero accresciuto i costi operativi in ambito logistico. Il fatto che la “Green Logistics” sia vista come una buona prassi capace di dare impatti positivi su indicatori finanziari e di efficienza operativa fa ben sperare per il futuro del pianeta.

 

La relazione tra attività logistiche e impatto ambientale e i suoi relativi costi è tutt’altro che banale. Gli effetti e i costi che collegano le attività logistice all’impatto ambientale vengono dalle operazioni di movimento dei beni. In altri termini, il modello decompone la relazione tra la movimentazione della merce, il suo valore monetario e le esternalità logistiche in una serie di parametri e di aggregati statistici.

 

Per Modal Split si indica la modalità di trasporto che il modello indaga, nel nostro caso, il trasporto su gomma.

Per media dei sollevamenti si intende il rapporto tra il peso della merce complessivo di una economia e il costo del nolo per tonnellata trasportata. E’ una misura della media di collegamenti nella supply chain.

Percorso medio del carico. Questa è la lunghezza media di ciascun legame delal supply chain e essenzialmente converte le tonnellate trasportate in tonnellate – km.

Carico medio per viaggio e % media di viaggi a vuoto sono due parametri che permettono di calcolare il livello di utilizzo dei veicoli. Il carico medio per viaggio è espressa in termini di peso.

Efficienza energetica: è definita come il rapporto tra la distanza del trasporto e l’energia consumata. E’ una funzione prevalentemente usata nei veicoli su strada, poiché consente di comprendere i comportamenti del guidatore e le condizioni del traffico.

Emissioni per unità di energia: la quantità di CO2 e di gas emesso per unità di energia consumata può variare a seconda del tipo di carburante, del motore e dei filtri.

Altre Esternalità per veicolo – KM. Non tutte le esternalità collegate ai trasporti sono funzione dell’energia consumata. Vibrazioni, rumore, incidenti, possono essere espressi in costi.

Valutazione monetaria delle esternalità. Lo stadio finale del modello converte misure fisice in valori monetizzabili. Il denaro è la metrica che agevola una comparazione e aiuta a stimare quali impatti fiscali dovrebbero contenere l’esternalità stessa.

Alternando questi nove parametri, le imprese e il governo può ridurre l’impatto della logistica sull’ambiente.

Sulla base di quanto sopra esposto è possibile prendere decisioni:

– Strategiche. Decisioni relative al numero localizzazione e capacità di imprese, depositi, negozi terminal.

– Commerciali. Decisioni su quale componente della catena logistica tenere e quale dare in outsourcing. – Produttive. Legate alle decisioni su quando schedulare la produzione e distribuzione

– Funzionali. Relative alla gestione delle risorse logistiche. I manager logistici hanno la discrezione su scelte legate al percorso ottimale, al carico ottimale e alle pratiche da tenere all’interno dei magazzini di distribuzione.

Come le imprese affrontano la grande sfida alla green logistics? Su quale dei punti su esposti giocano maggiormente e su quali hanno intenzione di investire? Ne discuteremo giorno 11 ottobre dalle ore 14.30 presso i locali del Palazzo della Cultura – Via Vittorio Emanuele 121 Catania . Per ulteriori dettagli e partecipare clicca qui

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Nel paper precedente abbiamo parlato del fenomeno della sostenibilità ambientale e della sua urgenza. Vuoi riceverne copia? Manda una e.mail a francesco.messina@centocinquanta.it

 

Articolo tratto da Green Logistics: Improving the environmental sustainability of logistics. Edited by Alan MCKINNON, SHARON CULLINANE, MICHAEL BROWNE, ANTHONY WITHING. The Charted Institute of Logistics and Transport (UK)

Traduzione a cura di CentoCinquanta

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