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Le aree di competenza

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L’open innovation
secondo la definizione di Henry Chesbrough, è un paradigma cognitivo che prospetta un insieme di relazioni interaziendali, al cui interno le aziende possono usare le idee esterne e combinarle con idee interne in architetture e sistemi i cui requisiti sono definiti da un modello di business. È, in altre parole, l'uso dei flussi d’informazione in entrata e in uscita a scopo di conoscenza per accelerare l'innovazione interna. Secondo questo paradigma, le imprese lavorano con i partner esterni per commercializzare  le loro innovazioni interne e per ottenere una fonte di innovazioni esterne. L'idea centrale dell’open innovation è che le aziende comprino o concedano in licenza le innovazioni (per esempio con i brevetti) attraverso scambi con le altre aziende (contratti di licenza, joint ventures, spin-offs). Modelli e servizi di open innovation possono essere orientati al delivery di soluzioni o progetti favorendo, quindi, il ritorno economico di questo approccio. I ricercatori CentoCinquanta seguono con attenzione l'evoluzione di questo paradigma, intercettandone l'interesse nelle aziende.
 
Economia dell’informazione  e Network Analysis
La teoria economica ha spesso evidenziato gli effetti prodotti dall’incertezza sulle decisioni di innovazione, tuttavia il ricco dibattito non è unanime nell’analizzare gli effetti che l’incertezza genera sull’innovazione in un contesto imitativo. Giornalmente, i nostri consulenti si confrontano con questioni di questo genere: come l'imitazione vincola o sospinge un insieme di individui verso l'innovazione? Come valutare gli effetti di rete ? Una rete fitta di relazioni porta a maggiore o minore innovazione?

Sviluppo locale
Ad ogni economista si insegna, già al primo anno d’università, come combattere fenomeni stagflattivi, così come si insegna il ruolo dell’informazione nel determinare il corretto funzionamento del mercato. Ogni aziendalista studia, da subito, come riconoscere e valorizzare ogni target con il quale entra in contatto.  Molto meno spazio è dato allo studio delle reti di relazione e del ruolo che in esse gioca la fiducia e gli scambi informali. Le teorie economiche sui distretti industriali stanno cedendo il passo ad altre riflessioni. Queste nuove riflessioni sui legami territoriali, sui vincoli e sulle opportunità che da essi promanano sono al centro dell'indagine teorico empirica dei ricercatori CentoCinquanta.

Neuroscience & Change Management
Ciascun individuo al mondo è soggetto a stress. La motivazione dello stress è sempre la stessa: far fronte ad un fatto imprevisto e quindi non pianificato. Uno strumento concettuale fondamentale per apprendere come gli individui si rapportano allo stress è dato dall’area di comfort. Gli psicologi prima, gli studiosi di management dopo, utilizzano questo concetto come punto d’avvio delle relazioni interpersonali. La zona di comfort è quella all’interno della quale non troviamo agenti stressanti e viviamo in condizione di equilibrio. Qualunque innovazione, qualunque informazione non attesa, produce stress e intacca la zona di comfort. Il modo in cui noi reagiamo allo stress determina non solo la nostra produttività, ma la qualità stessa della nostra vita. Studi empirici dimostrano che certi livelli di stress aumentano la produttività, altri la riducono. Tipicamente uno stadio stazionario, privo di stress ci rende meno produttivi. Uno stress non eccessivo accresce la nostra produttività e ci stimola all’azione. Livelli di stress elevati corrispondono a chiusura e inazione.

I nostri consulenti allenano i manager e i dipendenti a reagire prontamente allo stress derivante dal cambiamento. Registrare i casi di maggiore successo, comprendere i fattori di blocco che impediscono in alcuni casi di sprigionare il proprio potenziale è l'obiettivo che, in qualità di ricercatori si pongono ogni giorno.

 

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