La Newsletter degli imprenditori
|
|
FLESSIBILITA' ATTRAVERSO IL CONTRATTO DI RETE
|
Cooperare oggi implica la ricerca del proprio vantaggio competitivo in un mondo sempre più reattivo e mutevole. Da qui l’interesse per il contratto di rete, uno strumento che da flessibilità alle aziende che lo sottoscrivono. Introdotto di recente nel nostro ordinamento, con legge 9 aprile 2009, n.33., il contratto di rete ha l’obiettivo di incentivare i rapporti di collaborazione, prestandosi al soddisfacimento di due finalità: l’innovazione e la competitività.
Il contratto di rete regola sia i rapporti interni tra i partecipanti che i rapporti con i terzi, come la partecipazione a gare e la costituzione di coalizioni ed alleanze. Uno strumento utile, quindi, a creare gruppi di acquisto e di vendita, nonché per la realizzazione di economie di scala nella contrattazione con il venditore o con il compratore principale; può disciplinare la cooperazione tra imprese rispetto ad operazioni tra loro eterogenee, quali lo sviluppo condiviso di una nuova tecnologia volta a migliorare il segmento distributivo, la gestione in comune di diritti di proprietà intellettuale, il coordinamento nella fase produttiva supportato dalla scelta di un marchio di rete comune. Il contratto di rete, inoltre, consente alle filiere di subfornitura, lunghe e spesso collocate in diversi Paesi, di realizzare forme di coordinamento migliori di quelle conseguibili attraverso contratti bilaterali. Esso è altresì funzionale alla possibilità di usufruire dei particolari provvedimenti agevolativi e di promozione da parte delle Pubbliche Amministrazioni per settori specifici. Obiettivi di portata generale che possono essere ottenuti attraverso accordi tra imprese operanti nello stesso mercato, sia a livello nazionale che internazionale. In virtù della sua flessibilità, inoltre, il contratto di rete lascia alle parti una grande libertà di manovra nel disegnare in maniera più opportuna le forme di collaborazione che esse intendono adottare. CentoCinquanta, FormArea, Impresa Più e CaveCanem discuteranno, giorno 25 novembre 2010 a Bologna, delle regole di gestione delle reti, approfondendo gli aspetti legali, sociali ed economici del networking.
|
|
BASILEA 3: QUALI NOVITA’ PER LE PMI? E QUALI RISCHI?
|
Basilea 1, introdotto nel 1988, aveva regolato la gestione delle attività finanziarie per oltre un ventennio. Meno fortunato Basilea 2: sono trascorsi, infatti, poco più di due anni da quell’accordo e già tutti ne parlano al passato, come di un meccanismo superato e obsoleto, che infatti verrà sostituto dal 2012. Nel corso del 2010 il Comitato per la supervisione bancaria di Basilea valuterà nuove regole per la gestione delle attività a rischio del sistema bancario; queste nuove regole dovranno integrare o sostituire le versioni precedenti. Le nuove regole si articoleranno su tre punti: la garanzia di liquidità a breve, la trasformazione delle scadenze e i requisiti di capitale.
L’adozione di Basilea 3 è controversa e sta raccogliendo molte critiche, oltre che qualche consenso. Secondo i due documenti di consultazione rilasciati in primavera dal Comitato di Basilea (ribattezzati appunto Basilea 3) la crisi ha dimostrato l’inadeguatezza patrimoniale delle banche e la necessità di una ri-regulation da avviarsi a partire dal 2012. Fonte: http://blog.pmi.it/02/11/2010/basilea-3-i-rischi-per-le-pmi/d3
|
CentoCinquanta Prossimamente...
Formazione
8/12 e 22/26 Novembre 2010 - Comune di Giussago, Pavia - Organizzazione e Comunicazione nella Pubblica Amministrazione
Dicembre 2010 - Avvio Corsi di Formazione sulla Sicurezza
10/11 Dicembre RSPP Datore di lavoro - 17 Dicembre Corso Antincendio
Internazionalizzazione
8/10 Novembre 2010: Missione imprenditoriale in Marocco (Casablanca) - Settori Edilizia e Agroalimentare
|
|
|
|
|
INAIL PROMUOVERE LA CULTURA DELLA PREVENZIONE INFORTUNI SUL LAVORO. IN ARRIVO 60 MILIONI DI EURO
|
La 626 è una roba che le imprese italiane non possono permettersi? La domanda mette in risalto la difficoltà del sistema produttivo italiano, e soprattutto delle Pmi, di conciliare efficacemente le esigenze di bilancio, in tempo di crisi, con gli obblighi previsti dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Dopo le campagne di informazione che, giustamente, pongono l’attenzione sul miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro viene poi il momento per mettere in pratica le prescrizioni normative con sostenimento dei relativi costi. In questo quadro, gli incentivi di tipo economico sono in grado di giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo della prevenzione in azienda. L’INAIL, sempre più impegnato nello sviluppo di un sistema integrato di tutela dei lavoratori comprendente prevenzione, formazione, informazione, assistenza e consulenza, per migliorare le condizioni di salute all’interno dei luoghi di lavoro, stanzia adesso sessanta milioni di euro in incentivi per la promozione della cultura della prevenzione e di migliori condizioni di salute e di lavoro nelle aziende italiane. Ciò può rivelarsi determinante per incoraggiare, soprattutto le Pmi, a investire in prevenzione e sicurezza. Fonte: www.blog.pmi.it del 26/10/2010
|
NUOVE AGENZIE PER LE IMPRESE: LA BUROCRAZIA CHE PIACE ALLE PMI
L’ultima recente tappa del percorso di avvicinamento tra imprese e Pubblica Amministrazione, dopo l’utilizzo massiccio di strumenti di comunicazione informatici e telematici, le comunicazioni uniche per l’avvio di impresa, la Posta Elettronica Certificata, si chiama Agenzia per le Imprese, uno sportello certificatorio privato per le aziende, così trasformate da utenti a clienti della P.A. Con la privatizzazione della P.A. le aziende potranno delegare l’intero iter di pratiche e obblighi burocratici, evitando di perdersi tra i vari sportelli pubblici. Sia le Agenzie per le Imprese che gli Sportelli Unici per le Attività Produttive sono due novità introdotte con la legge 133/2008, la legge finanziaria del 2008, di cui sono stati pubblicati i relativi regolamenti attuativi (DPR 7 settembre 2010 , n. 160 e DPR 9 luglio 2010 , n. 159): entro il 30 marzo 2011 le Agenzie potranno essere operative. Inoltre la legge introduce il principio della non esclusività degli uffici pubblici nella erogazione di servizi amministrativi con il coinvolgimento di soggetti privati. Le Agenzie per le imprese potranno, infatti, essere gestite da privati: professionisti, associazioni di imprenditori o lavoratori, centri di assistenza tecnica, e sindacati, in cooperazione con gli sportelli pubblici oppure sostituirsi completamente ad essi, in tutti i procedimenti necessari, anche autorizzativi, all’avvio e all’attività di un’impresa. Fonte: www.blog.pmi.it del 26/10/2010 |
|
|
|
L’IMPRESA DEL FUTURO
Cambiano ed evolvono gli stili di vita, le abitudini, i modelli di business, e l’impresa deve essere in grado di prendere decisioni velocemente, raccogliere, gestire ed elaborare in modo rapido ed efficiente molti dati, consapevole che il suo vantaggio competitivo si riduce costantemente, e il tempo di reazione al mercato è sempre più critico. L’evoluzione tecnologica e l’apertura sono i principali driver del cambiamento.

Per affrontare con successo il futuro, l’impresa deve mutare e adattarsi alle mutazioni in corso; dotarsi di ‘antenne’ sensibili per cogliere segnali indicatori di un imminente cambiamento e disporsi al cambiamento stesso; alterare l’ordine delle cose stabilite per farne delle nuove; essere disponibile a uscire dalla zona di confort; comprendere di essere inserita in una rete di relazioni che la legano con i clienti, con i fornitori, con i sub-fornitori, con i consulenti, con le aziende alleate, con i concorrenti e – più in generale – con gli attori del territorio; passare da una cultura autarchica ad una cultura aperta, condivisa; cercare, cioè, la contaminazione con l’esterno; ridiscutere i propri modelli organizzativi. Il futuro è delle imprese aperte e destrutturate, con una tendenza verso nuove forme di approcci collaborativi e di condivisione, in cui la creatività è parte interna e parte esterna. Di seguito un decalogo che analizza i punti chiave per costruire l’impresa del futuro: 1. aprire al cambiamento, dare priorità ai piani, alle strategie ed all’innovazione (più scenari nei propri modelli di sviluppo, economia dell’intangibile, contaminazione del management attraverso i processi della conoscenza 2.0, ecc.), 2. utilizzare le tecnologie disponibili (nelle strategie di marketing, organizzative e produttive), 3. sviluppare le opportunità di partnership, 4. affinare il sistema di controllo di gestione, 5. gestire i rischi attraverso l’organizzazione, 6. semplificare e rendere più snelle le strutture aziendali (utilizzo delle reti per acquistare conoscenza esterna, modelli collaborativi, tempo di reazione come variabile critica di ogni progetto), 7. far partecipare i collaboratori al successo dell’impresa, 8. valorizzare le risorse umane, 9. definire i ruoli shareholder, amministratori e manager (ruolo strategico e d’indirizzo dell’imprenditore, gestione del passaggio generazionale e trasmissione della leadership), 10. cogliere le opportunità nei momenti di cambiamento. Fonte: Andaf - La rivista dei direttori amministrativi e finanziari - Anno 7, N. 4 - Ottobre 2010
|
|